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Hans J. Wegner: una Y che tiene insieme la sedia

Nella Wishbone Chair un sostegno riconoscibile collega forma, lavorazione e corpo: la semplicità visiva nasconde un preciso lavoro costruttivo.

Illustrazione editoriale AI ispirata alla CH24 di Hans J. Wegner: sedia in legno con schienale a Y e seduta intrecciata, senza marchi.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

La guardiamo da dietro e riconosciamo subito una Y. Nella CH24, detta Wishbone Chair, quel segno non è un monogramma applicato alla fine: appartiene allo schienale. Hans J. Wegner la progettò per Carl Hansen & Søn nel 1949; il produttore ne data l’introduzione al 1950. Sono due momenti diversi, quello del progetto e quello della produzione. Confonderli è facile, soprattutto quando una sedia arriva fino a noi con un nome più famoso del suo numero di catalogo. [1]

Wegner unì schienale e braccioli in un unico elemento superiore curvato a vapore. La Y serve a sostenerlo e contribuisce all’appoggio della schiena. Il vuoto ai lati rende leggibile questa relazione: una curva continua sopra, un elemento biforcuto sotto. Non occorre sapere nulla di falegnameria per notare che alcune parti si incontrano e altre lasciano spazio. Il dettaglio che riconosciamo come identità visiva partecipa anche alla costruzione; non è soltanto una firma che chiede attenzione. [1]

La storia non nasce però nel vuoto. Il Vitra Design Museum collega diverse sedie di Wegner a modelli cinesi storici e descrive il suo modo di rielaborare riferimenti attraverso la conoscenza del legno. Il Designmuseum Danmark presenta la sedia danese come un fenomeno internazionale, con radici in altre epoche e culture. È una prospettiva più interessante di una generica etichetta scandinava: un progetto può diventare riconoscibile senza essere privo di antenati. Le influenze non cancellano le scelte del progettista. [2][3]

Anche la seduta racconta un lavoro che la silhouette non mostra. Secondo Carl Hansen & Søn, l’intreccio manuale richiede circa un’ora a un artigiano esperto e approssimativamente 120 metri di corda di carta. Sono dati dichiarati dal produttore, non una misura effettuata dalla redazione. Permettono comunque di distinguere l’aspetto essenziale dal processo: poche linee visibili non significano pochi gesti necessari. La carta, qui trasformata in corda intrecciata, non va immaginata come un foglio semplicemente appoggiato sul telaio. [1]

Facciamo un esercizio redazionale: guardiamo una sedia comune prima dal davanti e poi dal retro. Quale elemento cambia ruolo ai nostri occhi? Una traversa può sembrarci decorazione finché non osserviamo dove si collega. L’esercizio non certifica resistenza o comodità, che non si deducono da una fotografia. Serve a separare due domande: che cosa mi fa riconoscere questo oggetto e che cosa tiene insieme le sue parti? Nella Wishbone, la Y permette di formulare entrambe nello stesso momento. [3][1]

Da portarsi viaSegui con lo sguardo una curva e i suoi punti d’appoggio. Una forma semplice può raccontare molti passaggi, senza mostrarli tutti.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Qual è una funzione del sostegno a Y?
Leggi le fonti (3)
  1. CH24 | Wishbone Chair Carl Hansen & Søn · consultata il 28 ott 2026
  2. Hans J. Wegner: Designing Danish Modern — exhibition 2 March–3 June 2018 Vitra Design Museum · consultata il 28 ott 2026
  3. The Danish Chair: An International Affair — past exhibition Designmuseum Danmark · consultata il 28 ott 2026

Testo e illustrazione originali realizzati con assistenza AI. Il nostro metodo editoriale

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