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Hobbes: le parole sono gettoni, non monete

Nel Leviatano, Thomas Hobbes paragona le parole a gettoni da calcolo: servono a ragionare, non a sostituire il pensiero.

Metafora editoriale: mani spostano gettoni colorati davanti a un libro aperto e a fumetti senza testo.
Positive Times · ImageGen · Illustrazione assistita da AI

Una parola importante basta a rendere importante un ragionamento? Nel capitolo IV del Leviatano, pubblicato nel 1651, Thomas Hobbes invita a sorvegliare il significato dei nomi che usiamo. Il linguaggio permette di ricordare pensieri e comunicarli; quando i significati scivolano senza che ce ne accorgiamo, può anche costruire errori. La sua domanda riguarda dunque l’uso delle parole, non soltanto la loro eleganza. [1]

La frase del giorno arriva proprio qui: «For words are wise mens counters, they do but reckon by them». Traduzione della redazione: «Le parole sono gettoni da calcolo per i saggi: se ne servono soltanto per ragionare». È un estratto, con la grafia della fonte inglese. Nel seguito Hobbes contrappone questi gettoni al denaro degli sciocchi, che attribuiscono valore alle parole per l’autorità di chi le pronuncia. [1]

Il gettone della metafora è uno strumento per fare i conti. Non vale perché è prezioso: aiuta a mantenere un ordine. Analogamente, per Hobbes, una definizione chiarisce ciò che un nome rappresenta. Se la definizione iniziale è confusa, proseguire il ragionamento può moltiplicare l’errore. Nel capitolo il filosofo indica la geometria come esempio di un sapere che comincia stabilendo il significato dei termini. [1]

Immaginiamo un esempio della redazione. Due persone dicono di volere una biblioteca «accessibile»: una pensa all’ingresso senza gradini, l’altra all’orario serale. Possono continuare a ripetere la stessa parola e tuttavia progettare cose diverse. Chiedere che cosa intendano non risolve da solo il problema, ma rende visibile la differenza. Questo piccolo esercizio applica l’invito del testo a controllare i nomi; non è un episodio raccontato da Hobbes. [1]

La critica all’autorità non equivale a dire che ogni opinione abbia lo stesso peso o che i libri non servano. Il bersaglio di questo passo è accettare parole prestigiose senza esaminare definizioni e ragionamento. Leggere il seguito evita anche di trasformare l’estratto in un incoraggiamento generico a parlare poco. Hobbes sta discutendo come la conoscenza possa dipendere da un uso ordinato e consapevole del linguaggio. [1]

È inoltre una teoria filosofica storica, non un esperimento contemporaneo sulla mente. Possiamo usarla come lente senza adottare ogni tesi del Leviatano. Un secondo esempio redazionale è annotare, accanto a una parola astratta incontrata in una discussione, una situazione concreta e un caso escluso. Quando il confine resta incerto, la domanda utile diventa più precisa: stiamo davvero parlando della stessa cosa? [1]

Da portarsi viaSpunto della redazione: scegli una parola usata oggi, come «facile» o «urgente». Prova a dire che cosa include e che cosa esclude, prima di usarla come conclusione.

Una piccola scoperta da tenere

Che cosa hai scoperto?

Perché Hobbes paragona le parole a gettoni?
Leggi le fonti (1)
  1. Leviathan · Chapter IV, Of Speech Project Gutenberg · Thomas Hobbes · consultata il 16 ott 2026

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